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Cosa è AMT?

AMT è un’associazione indipendente, senza scopo di lucro, che persegue il fine di supportare l’attività dei “mediatori trasformativi” operanti in Italia, ed essere di riferimento per i loro clienti, al fine di assicurare il rispetto di standards qualitativi elevati nei servizi loro erogati.

AMT Associazione Mediatori Trasformativi è stata costituita il 13 aprile 2018.

Oltre
150

mediazioni trasformative / anno

Oltre
400

Persone coinvolte / anno

Cosa s’intende per “mediatore trasformativo”

Per mediatori trasformativi si intendono coloro che intervengono (o intendono operare se ancora non l’hanno fatto) professionalmente come terzi neutrali, in situazioni conflittuali, a supporto dei soggetti coinvolti (persone fisiche singole, organizzazioni, gruppi o intere comunità) strutturando il loro intervento in modo non direttivo e volendosi conformare al modello ‘trasformativo’  promosso dall’Institute for the Study of ConflictTransformation (ISCT) attualmente con sede a Dayton, OH.

Che genere di professione è quella di mediatore? È una professione relativamente nuova (e per questo poco tipizzata socialmente e non oggetto di monopolio ordinistico).

Che conflitti possono prevedere l’intervento di un mediatore? Non vi sono limiti, di principio. Il conflitto presenta infatti dinamiche simili a prescindere dall’oggetto, dal contesto e dal numero delle parti coinvolte. I mediatori intervengono così in conflitti va vanno da quelli familiari a quelli d’affari, dai conflitti interni alle organizzazioni a quelli ambientali, da quelli che coinvolgono solo due parti a quelli che mettono invece in gioco le relazioni fra gruppi e comunità, …

Chi fa il mediatore? Non vi sono limiti, di principio. Va considerato che oggi in Italia pochissimi possono permettersi di svolgere l’attività di mediatore in via esclusiva. Nonostante il mediatore sia attività antica, farlo in modo professionale è cosa relativamente nuova ed ancora poco diffusa. Il mercato è ancora tutto da creare.

Di regola, pertanto, il mediatore (in genere, e quindi anche quello ‘trasformativo’) svolge la sua attività affiancandola ad un'altra: molti mediatori sono così i professionisti (in particolare avvocati, medici, psicologi, accademici, …) ma non mancano anche imprenditori, casalinghe/i, studenti, … Alcune attività sono disciplinate dalla legge in modo specifico (es. le professioni c.d. ordinistiche, come medici, avvocati, commercialisti, …), altre no. AMT naturalmente non ha alcuna voce in capitolo sul rispetto da parte dei suoi associati per quanto riguarda la loro attività ‘parallela’.

L’attività professionale come mediatore è impegnativa e richiede sensibilità e dedizione. Non si finisce mai di imparare anche perché – pur avendo ogni conflitto dinamiche costanti e relativamente prevedibili – ogni caso è diverso perché diverse sono le persone coinvolte e le loro reazioni. La cosa positiva è che tale attività non richieste doti innate; si può, insomma, apprendere ed affinare nel tempo, a prescindere dal proprio carattere e dalla formazione ricevuta. Chiunque, in altre parole, può mediare un conflitto.

Il modello trasformativo ha l’ambizione di insegnare a farlo in modo che sia il più possibile produttivo per le persone coinvolte. Sostanzialmente, per operare come mediatore è richiesta una formazione di base in cui apprendere le basi per un corretto intervento come terzo in un conflitto. La tipica formazione di base come mediatore ‘trasformativo’ richiede dai 3 ai 4 giorni. Questo è solo il primo passo perché poi è necessario un periodo di osservazione di mediatori esperti in azione, unitamente ad una pratica supervisionata. Tale fase ha una durata che varia da soggetto a soggetto, ma mediamente richiede almeno una decina di casi (osservati e gestiti) discussi con altri colleghi mediatori. Tale fase dura tutta la vita professionale.

NOTA: Si consideri che per poter operare in certi contesti particolari i requisiti possono essere diversi (in particolare, in Italia, chi intende operare come mediatore in procedure regolate dal decreto 28/2010, deve esser in possesso di una laurea almeno triennale (in qualsiasi materia), aver ricevuto una formazione di base conforme ai criteri fissati da un regolamento ministeriale (il 180/2010), essere un mediatore attivo presso un “organismo di mediazione” accreditato dal Ministero di Giustizia e aver soddisfatto i minimi di aggiornamento e tirocinio biennali fissati sempre dal citato decreto ministeriale).

In cosa consiste il modello ISCT?

In breve, può dirsi che quella trasformativa è una modalità di mediazione caratterizzata dal fatto che il mediatore interviene nella situazione conflittuale con l’obiettivo di aiutare le parti ad avere un confronto costruttivo, rispettando la loro autonomia decisionale sia sui modi di svolgimento di detto confronto, che sulle possibili soluzioni.

Più specificamente, il mediatore trasformativo è chiamato, da un lato, a sostenere – senza condizionare - gli sforzi che ciascuna parte generalmente fa per capire meglio la situazione ed assumere decisioni al riguardo; dall’altro, a sostenere ed incoraggiare – ma non a sollecitare – le eventuali aperture verso quanto espresso da controparte.

Il termine ‘trasformativo’ si riferisce all’effetto, perseguito dal mediatore, di mutare il modo in cui le parti interagiscono, da distruttivo a costruttivo.

NOTA: ‘Trasformativo’ naturalmente non è un termine tutelabile con un copyright. Non possiamo vietare a qualcuno di usarlo, anche se non si conforma al modello ISCT, ma possiamo evidenziare chi non lo fa e valutare che vi siano o meno i presupposti per una sua associazione ad AMT.

Quello che possiamo assicurare agli utenti è chi è associato AMT genuinamente intende applicare il modello ISCT. In questo senso, fregiarsi del marchio di qualità “Associato AMT” è garanzia di tale intendimento.