Obituary - Baruch Bush
Robert Alan ‘Baruch’ Bush è mancato venerdì 27 febbraio 2026 a Brooklyn, New York per un tumore al pancreas che purtroppo non gli ha lasciato scampo.
Aveva 78 anni ed era ordinario di diritto alla Hofstra University di New York (Harry H. Rains distinguished professor of Alternative Dispute Resolution Law).
Uno dei padri fondatori dall’approccio trasformativo
È una grave perdita per coloro che operano nel mondo della mediazione, perché Baruch Bush era uno dei padri fondatori dall’approccio trasformativo e la sua dipartita priva tutti gli operatori e gli studiosi della materia dell’apporto fondamentale che ancora avrebbe potuto dare al movimento ad allo studio della mediazione.
Chi era Baruch Bush
Nato il 24/01/1978 a Phoenix in Arizona da famiglia ebrea, aveva conseguito il suo BA alla Harvard Un. ed il JD alla Stanford Un.
Aveva cominciato ad interessarsi di mediazione nel ’74 a San Francisco lavorando nei primi centri di mediazione comunitaria sorti su impulso del Civil Rights Act del 1964 adottato sotto l’amministrazione Johnson.
Presto aveva notato che la mediazione, come da molti praticata all’epoca, tradiva la sua “promessa” di essere un modo di gestione dei conflitti che permettesse alle parti coinvolte in autogestirsi. Molti mediatori, infatti, adottavano un atteggiamento direttivo che nei fatti spingeva le parti verso uno o l’altra soluzione, giudicata (dal mediatore) più giusta o conveniente. La difesa del principio di autodeterminazione diventò così per Baruch un presupposto imprescindibile per una pratica corretta della mediazione.
Per una pratica non direttiva
Su tali basi elaborò così con Joe Folger ed altri mediatori sensibili al problema un nuovo approccio alla mediazione che traeva ispirazione da pratiche di coaching e intervento psicologico rispettose della volontà dei clienti (in particolare dell’opera di Carl Rogers e dall’esperienza dei gruppi di lavoro maturata in seno al NTL Institute for Applied Behavioral Science di Maysville, WV ed al Tavinstock Institute londinese) applicate alla gestione dei conflitti interpersonali e intergruppo.
La base teorica di tale intervento fu la visione del conflitto come crisi nella relazione, capace di innescare dinamiche distruttive e reciproca chiusura (qui l’apporto venne soprattutto dagli studi di psicologia sociale di Morton Deutsch).
Il modello così elaborato di intervento di mediazione venne così chiamato “trasformativo” perché teso alla trasformazione – da distruttiva a costruttiva – della qualità dell’interazione fra i soggetti coinvolti e si caratterizzò da subito come non-direttivo, in diretta contrapposizione ai modelli imperanti.
Dopo la pubblicazione di contributi accademici in vari articoli, il modello trasformativo venne esposto e teorizzato compiutamente nel 1994 nel libro intitolato (appunto) “La promessa della mediazione”, scritto da Baruch Bush con l’amico Joe Folger, professore di comunicazione alla Temple Un. E si trattò del classico sasso in piccionaia, perché la difesa del principio di autodeterminazione, portata coerentemente avanti, non poteva non entrare in collisione con la pratica corrente della maggior parte dei mediatori, educati a scuole di pensiero che giustificavano (ed ancor oggi giustificano) livelli più o meno accentuati - ma comunque presenti - di direttività negli interventi del mediatore.
Nel decennio successivo, il modello trasformativo trovò un inaspettato e decisivo campo di pratica essendo stato adottato dalle Poste statunitensi nel 1997 come metodo privilegiato per la gestione delle controversie interne all’organizzazione. Ciò richiese la creazione di migliaia di ‘nuovi’ mediatori, la conseguente elaborazione di programmi di formazione specifici per l’approccio trasformativo e pure la verifica su larga scala della bontà delle intuizioni teoriche originarie.
L’esperienza fatta condusse nel 2005 all’uscita della seconda edizione della “Promessa” sempre a firma Bush-Folger (in realtà un libro diverso, che solo per esigenze commerciali venne rinominato come tale, visto il successo editoriale del primo) e nel 2010 al Sourcebook nel quale ai contributi di Bush e Folger si unirono quelli di altri studiosi e pratici.
Nel frattempo, Baruch diede il suo fondamentale contributo alla creazione dell’ISCT (Institute for the Study of Conflict Transformation), la casa-madre dei mediatori trasformativi, attivo dal 1999 presso la Hofstra University NY ed oggi operante presso il centro di mediazione di Dayton, OH.
Baruch e l'Italia
Baruch Bush aveva con l’Italia un rapporto affettivo particolare. Ricordava spesso l’esperienza felice avuta a Firenze, all’inizio della sua carriera accademica (1972), come assistente del prof. Mauro Cappelletti, conosciuto a Stanford.
Nel piccolo, ricordo il suo piacere nel partecipare alla due giorni organizzata nel maggio del 2021 proprio dall’università di Firenze (grazie ai prof. Paola Lucarelli ed Ettore M. Lombardi) sui temi a lui particolarmente cari: agency and self-determination in mediation.
Da ultimo l’avevamo ospitato in un AMT Tea Break di un paio di anni fa dedicato alla mediazione ‘obbligatoria’ e la sua compatibilità con l’autodeterminazione delle parti (chi vuole vederlo vada qui.
r.i.p.



ero cui è tributario. E quali sono le principali differenze con altri approcci (in particolare con quello c.d. problem-solving).


